Temporale d'agosto

Dopo quindici anni di insegnamento nel volo libero ho avuto la pi� brutta esperienza come istruttore.
Il racconto che segui vi dar� solo una parziale idea di quello che � successo in Dolada, un giorno come molti altri in quel periodo ma che per la velocit� e la violenza con cui sono cambiate le condizioni atmosferiche, non dimenticher� mai.
Pensavo di aver visto quasi tutto dopo tanti anni e tante "letture" di questo cielo cos� familiare, ma mi sbagliavo.
Fortunatamente ed anche grazie alla pronta freddezza del mio allievo, tutto si � risolto nel migliore dei modi.
Analizzando l'accaduto e anche facendo autocritica credo di poter dire di non aver agito con leggerezza o imprudenza; eravamo due istruttori esperti, uno al decollo e l'altro in atterraggio e niente faceva presagire ad un cos� repentino cambiamento del tempo.
Una volta in pi� abbiamo sperimentato quanto impotenti siamo di fronte a tali fenomeni.

Felice Boccanegra

Sabato, 7 agosto 1999.
E' il mio decimo volo alto, la visibilit� non � buona, c'� foschia e qualche piccola nuvola. Il bollettino meteo di Arabba prevede perturbazione in arrivo con probabili temporali; sono gi� due giorni che � prevista la perturbazione con i relativi temporali, ma non � successo niente.
Alle 11 decollano due allievi al loro terzo volo alto che atterrano regolarmente. Io non parto, aspetto le termiche, ho gi� provato l'ebbrezza di salire in termica fino a Cima Dolada, 400 metri pi� in alto del decollo, guidato via radio da Felice, il mio istruttore.
Alle 11,30 la foschia � in aumento, l'atterraggio ora non si vede; si vedono bene il Carota e Pieve, e da Pieve il percorso � breve e facile. Decidiamo di decollare prima che la situazione peggiori, almeno facciamo il volo alto. La scarsa visibilit� mi preoccupa un po�, una volta sono finito per qualche secondo in una nuvola, vedevo tutto bianco, ho perso la cognizione dello spazio, una sensazione opprimente di smarrimento e di impotenza....
Parto con il Sabra 30, faccio un giro con i cordini dei freni attorno ai polsi perch� sono lunghi. Felice mi dice via radio che la prossima volta � meglio che tenga in mano le bretelle A e le B, che solo con le A non si gonfia bene.
Pochi minuti dopo il decollo vedo una nuvoletta sulla mia destra, un po� pi� in basso di me, che si sposta a sinistra verso la mia traiettoria. Per evitare di finirci dentro, mi sposto verso sinistra, faccio esercizio di virata solo con lo spostamento del peso, cerco di aggirare la nuvola, ma questa si muove verso sinistra alla mia stessa velocit�.
Via radio Felice mi dice di fare le orecchie, non mi dice perch�; mollo il giro di cordini dei freni attorno ai polsi ed eseguo, mentre continuo la rotta verso l'atterraggio tentando sempre di aggirare la nuvoletta e manovrando con lo spostamento del peso.
Felice mi dice di rifare le orecchie con due cordini delle A al posto di uno. Eseguo, mentre il vento mi sposta sempre verso sinistra, senza apparenti turbolenze.
Via radio Beppe, che sta in atterraggio, dice che da Belluno sta arrivando qualcosa che... non riesco a capire, sto facendo le orecchie, come faccio a mollare i cordini per azionare il pulsante per la trasmissione?
Mentre mi chiedo come fare, Felice mi dice di fare lo stallo di B, mi spiega con calma come fare e le sensazioni che avrei provato; ne avevamo gi� parlato, in teoria so gi� tutto, mi chiedo perch� devo fare lo stallo, sono qualche centinaio di metri a sinistra del Carota e qualche centinaio di metri di altezza, non vedo l'atterraggio di Garna, ma vedo Pieve e tutta la valle e sto volando in tutta tranquillit�.
Felice mi ripete l'invito a fare lo stallo di B. Parlando sempre con molta calma mi dice di tirare verso il basso le bretelle B e che avrei provato la sensazione di cadere all'indietro e aggiunge:" Cerca di atterrare dove puoi, anche sugli alberi...."
Questa frase mi fa capire che la situazione si sta facendo difficile; eseguo subito, mollo le orecchie, tiro verso il basso le bretelle B , non mi sento cadere all indietro, forse perch� ho mollato i cordini delle orecchie ed immediatamente dopo ho tirato le B, stavo gi� perdendo quota.
Dopo qualche secondo guardo la vela; la semiala destra � chiusa in modo regolare e parallelo, � diventata pi� stretta, la sinistra invece ha assunto la forma di un triangolo con il vertice all'estremit�. Penso ci sia qualcosa di sbagliato, non ho voglia di finire in vite, sono ancora un allievo. Mollo le bretelle (penso di colpo o quasi) e mi sento sparato in alto; ho la sensazione che la vela sia dietro di me pi� in basso, mi aspetto di cadere all'indietro e di finirci dentro (cerco con lo sguadro la maniglia dell'emergenza).... oppure � uno stallo paracadutale e ripasso mentalmente come uscirne ("spingi in avanti le A", mi aveva risposto Felice quando gli avevo chiesto chiarimenti qualche giorno prima, perch� il libro di Teppa, dice che ogni vela ha il suo metodo).
Invece non finisco nella vela e non vado in stallo, cado all�indietro, la vela mi sorpassa, quando � sopra di me freno con decisione, faccio una picchiata, dopo un paio di dondolamenti la vela si stabilizza, non sento perturbazioni, non si balla. Per� sono fuori rotta parecchio a sinistra del Carota.
Rifaccio lo stallo di B, stavolta mi sento chiaramente cadere all�indietro, osservo la vela e la vedo chiusa simmetricamente come la immaginavo.
Sto scendendo veloce e tranquillo, non sento perturbazioni; sono sopra un campo abbastanza grande in pendenza, penso di avere abbastanza spazio per atterrare perpendicolarmente al pendio. Quando sono a circa 50 metri dal suolo mollo le bretelle, prima lentamente poi pi� velocemente. Non faccio una cabrata o una picchiata particolarmente accentuata, ma non ho tempo per pensarci, perch� una raffica laterale mi spazza via.... Comincio ad essere sbattuto qua e l�: sono in balia di una tromba d�aria!
Intorno a me vedo roteare prati e boschi, ogni tanto una casa, non sono pi� io a pilotare, ma � il vento che fa di me ci� che vuole, mi fa capire chi � che comanda.. L�unica cosa che riesco a fare � cercare di contrastare le raffiche con i freni in modo da evitare chiusure: quando la raffica mi sbatte a destra tiro il freno sinistro e viceversa.
Sto precipitando sopra un bosco, tocco la cima di un abete con i piedi, mi preparo a finire sugli alberi, distendo le gambe per aprirmi un varco, mi irrigidisco ma non riesco ad incrociare le braccia davanti al viso per proteggerlo (come letto sul libro di Teppa) perch� ho i comandi in mano. Mi limito a portare in avanti i gomiti.... e invece vengo di nuovo sollevato e sparato in aria!
Le infernali montagne russe durano ancora per un po�, tra la speranza di un atterraggio non troppo violento sopra un bosco, la successiva delusione per essere di nuovo in aria e la prospettiva di sfracellarmi contro un ostacolo.....
Sono sopra un piccolo bosco, alla fine del quale c�� una vecchia casa. Sto sorvolando velocissimo la cima degli alberi e il vento mi sta scaraventando verso la casa. Alla fine del bosco, poco prima di disintegrarmi sul tetto, mi infilo in un varco tra gli alberi e la casa... inizio a precipitare, la vela deve essersi chiusa, sotto c�� una stradina asfaltata, vi sto piombando sopra.
A pochi centimetri dall�asfalto, la vela si aggancia al tronco di un albero, mi fa fare una leggera curva a destra, quanto basta per togliermi dall�asfalto e depositarmi ai bordi della strada, dove il pendio � pi� ripido ed il terreno pi� morbido e dove tocco terra brutalmente fermandomi ad un palmo dal tronco di un grosso abete.
Sento un leggero dolore al gomito destro, speriamo che non mi infastidisca oggi pomeriggio che ho una regata di windsurf.....
A questo punto la paura, che fino a quel momento mi aveva lasciato in pace, tutto concentrato com�ero a cercare di capire cosa stesse succedendo ed a trovare il sistema per portare a casa ila pellaccia, mi assale. Ho terrore che una nuova raffica mi riporti lass� all�inferno.
Devo sganciarmi subito, ma invece di aprire i moschettoni delle bretelle, mi metto ad armeggiare con le fibbie per togliermi tutto l�imbrago; mi tremano le mani, le fibbie non ne vogliono sapere di aprirsi, mentre il vento continua ad aumentare e l�oggetto diabolico non viene via.
Finalmente sgancio i cosciali il pettorale non si apre (c�� agganciata anche l�emergenza), lo allento soltanto e sguscio fuori dal basso. Afferro la radio e scappo via.
Chiamo Felice, riprovo molte volte e finalmente stabilisco il contatto; la trasmissione � molto disturbata, non sento quasi niente. Riesco a dirgli che sono atterrato incolume, non so come, non so dove. Fine di un incubo.
I tuoni sono sempre pi� vicini, i primi goccioloni cominciano a cadere mentre mi rifugio nella baita, giusto in tempo prima che scoppi il temporale.

Alessio Vremec

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