Gita di volo ad St Jean de da Porte (F) dal 21 al 24 Giugno 2007
Partecipanti: Roberto Dutto, Renato Lucchetti e Giovanna, Alberto Bruno, Mauro Frassinetti, Francesco Clemente, Marco Minervini, Paolo Bettocchi e Paola, Marco Gallizia con Patrizia e Cristian, Aldo Barbieri.
21 Giugno 2007

06:25 Dopo aver raccolto Roberto andiamo nel suo box ed installiamo sulla mia Astra il suo bagagliaio supplementare che si rivelerà un toccasana per lo stivaggio dei bagagli. Passiamo poi a “ritirare” Renato e Giovanna in p.za Colombo.
Riassumendo: n°3 vele, n°4 borse, n°1 ciclomotore e poi noi 4 tutti sulla ormai mitica “Jestermobile”. Siamo belli carichi, ma comodi.
06:50 Siamo all’appuntamento a Genova Est, dove ci aspettano Mauro, Alberto, Clemente e Marco che hanno già caricato i bagagli sull’auto di Mauro integrata dal carrello appendice di Clemente.
Ma c’è un problema: la targa del carrello non corrisponde a quella dell’auto, occorre rimediare rapidamente: cacciavite (il mio…), si smonta la targa e con il solito pennarello di Renato (quello per i suoi famosi cartelli per l’autostop) la stessa mano di Renato disegna con precisione la nuova targa. Ma sarà regolare? Alberto dice di sì….mah!
07:10 siamo pronti si parte. Roberto estrae a sorpresa un bell’esemplare di navigatore GPS stradale Garmin, che fissiamo sul parabrezza della Jestermobile. Impostiamo la destinazione e cominciamo a navigare…. Il tempo non è dei migliori, e salendo sul Turchino la faccenda peggiora, sempre più nuvoloso. Ad Ovada la copertura sparisce lasciando spazio ad una bella giornata di sole che rinfranca il morale e fa schiacciare il piede sull’acceleratore. Fra le due auto ci sentiamo ogni tanto usando gli LPD. Mauro mi dice che ha bisogno di fare carburante, decidiamo di fermarci alla prima area di servizio: mettiamo benzina, brioche e cappuccino e lasciamo traccia di noi nei servizi igienici…Colgo l’occasione per distribuire a tutti i partecipanti alcune scansioni della cartina stradale Michelin, di quella parte di Francia che andiamo a scoprire, le ho preparate con lo scanner e poi stampando il risultato, ho inserito il tutto in buste di plastica e ne ho fatta una per ogni partecipante alla gita. Proseguiamo così fino alla tangenziale di Torino, dove il traffico aumenta un po’ ma rimane scorrevole. Seguendo le indicazioni del GPS scopriamo che la sua cartografia interna non è aggiornatissima: infatti hanno realizzato da poco un nuovo svincolo che dobbiamo percorrere in maniera opposta a quanto dice la signorina Garmin: dapprima si inquieta un po’, poi si rassegna e “RICALCOLO”. La Val di Susa scorre via rapida circondata da colossali scritte NO TAV dislocate un po’ dovunque sui pendii. Il posto sembra buono per volare, ma chissà perché c’è sempre vento, anche oggi. Pensare che proprio ieri leggevo che gli Air Games 2008 si svolgeranno a Torino è per la parte volo libero proprio ai laghi di Avigliana, all’imbocco della Val Susa….mah!
Eccoci a Bardonecchia, e poi il traforo del Frejus, un po’ caro, ma comodo. Quando usciamo siamo in Francia, il tempo è simile a quello che abbiamo lasciato in Italia: un po’ coperto e nella gola di Modane il vento spinge parecchio.
10:45 Il GPS ci comunica il tempo di arrivo, fra meno di un’ora saremo a destinazione. Decidiamo, visto che è presto, di cercare prima la Gite d’Etape l’Archeceval (una specie di Bed & Brekfast) dove alloggeremo su consiglio di Robert de Les Indiens. Facile: basta inserire l’indirizzo del GPS, attendere un attimo e la Sig.na Garmin è pronta a guidarci. Usciamo dall’autostrada ad Aiguebelle e dopo due rotonde passiamo di fianco ad una strana costruzione in legno di forma ottagonale, con scritto Restaurant e Pizzas: segniamoci il punto, può servire. Poi proseguiamo sulla provinciale. Il nome del paese dov’è la Gite è Betton Bettonet ed è situato su una bassa collina, saliamo fino al centro del paese, poi la Sig.na Garmin ci indica una stradina laterale in discesa che sembra portare ad una specie di ex-Chiesa o castello. Per sicurezza chiediamo conferma ad una passante: “Ouì, Ouì” (chissà perché ma ancora non ci fidiamo ciecamente alle nuove tecnologie!).
Due stretti tornanti, una stradina stretta e poi fra le foglie di un grande albero appare una casa.
“A DESTINAZIONE” dice la Sig.na Garmin con tanto di bandierina a scacchi sullo schermo.
11:45 Entriamo cauti con le auto in una piccola aia, e parcheggiamo. Ci accolgono scodinzolando una copia assortita di cani: un pastore tedesco ed un piccolo cagnolino bianco. Le porte al piano terreno sono tutte chiuse. Poi una signora, anzi, madame si affaccia dalla finestra “Scendo subito” credo abbia detto…occorre un interprete, o perlomeno qualcuno che capisca qualcosa di francese. Non siamo messi male: Alberto se la cava, Roberto pure, ma chi lo parla meglio di tutti è Giovanna. Inizia quindi una conversazione a 4 voci per avere le camere che ci servono, tenendo conto che fra qualche ora arriveranno anche Paolo e Paola e relativi cagnolini: 2 grandi e 2 piccoli.
Il pastore tedesco si chiama Aioù, poi c’è l’altro cagnolino bianco di taglia più piccola e poi qualche gatto….come finirà con i cagnolini di Paolo?
Dapprima sembra che ci sia qualche problema sul numero delle camere disponibili, non abbiamo prenotato e per il fine settimana ci sono altre prenotazioni…poi dopo qualche ragionamento tutto OK, le stanze ci sono. Madame ci conduce nel retro della casa dove una scala esterna porta al primo piano. La casa è piuttosto vecchia, ed esternamente un po’ sciupata, ha però una forma simpatica, con uno strano tetto, almeno per i canoni italici. Saliamo la scala in fila indiana, percorriamo una specie di poggiolata e poi entriamo nel corridoio delle camere. Dentro è meglio, scopriamo le varie camere, semplici, piccoline, con un arredamento anni ’60, ma pulite. I servizi in camera sono lavandino e doccia (peraltro nuovi) ma il gabinetto è uno solo, in fondo al corridoio…..bisognerà fare i turni!! Costo per notte: 20 Euro a testa con colazione. Scegliamo le camere, Marco e Roberto (che russano entrambi) vanno nella stessa stanza, Mauro ed Alberto in un'altra, la matrimoniale per Renato e Giovanna, ed a me tocca Clemente: ho già dormito altre volte con lui, non russa, l’unico problema è che alle 5 del mattino si sveglia, si alza, apre la finestra, va in bagno e se poi accenni a muoverti comincia anche a parlare….
Lasciamo le borse in camera e torniamo alle auto. Briefing: avevamo deciso di fare un salto a St. Hilaire per il primo volo, il tempo sembra in ripresa, la Sig.na Garmin dice che in 30 minuti siamo in atterraggio: va bene, partiamo. Proseguiamo così sulla provinciale, guardandoci un po’ intorno: la valle è ampia, ci sono dei bei monti, ma le sommità sono in nube, non si riesce a vedere quanto sono alti, la base comunque dovrebbe essere sui 700 – 800 metri, sufficiente per St. Hilaire. Lungo la strada attraversiamo vari paesini e frazioni che hanno tutti un comune denominatore: un bel semaforo al centro! Ma è un semaforo strano: da lontano lo vedi col verde, mano a mano che ti avvicini diventa giallo, tu rallenti e quello diventa rosso, quando fai per fermarti torna verde. Una, due, tre volte non può essere una coincidenza! Mi sa che è un sistema per rallentare il traffico in attraversamento. Infatti guardando meglio, si vedono i sensori annegati nell’asfalto prima del semaforo! Sistema curioso, ma funziona, siamo costretti a rallentare. Siamo quasi arrivati, quando un cartello per lavori giallo ci fa deviare sulla sinistra, proseguiamo per qualche centinaio di metri passando in mezzo alle casette del villaggio con la Sig.na Garmin che esclama con voce soave ma decisa “RICALCOLO – RICALCOLO”, e poi ci fanno girare di nuovo verso destra….ma ci sono delle maniche a vento...una scuola di volo sulla sinistra, un’altra sulla destra….ferma un attimo….un grande prato verde con l’erba curatissima: siamo in atterraggio “A DESTINAZIONE” bandiera a scacchi: ore 12:30.
Scendiamo e ci guardiamo in giro: sopra di noi una falesia con una parete rocciosa verticale, sulla sinistra una cascata d’acqua spettacolare, con due salti d’acqua successivi. Il vento in atterraggio proviene da dove siamo venuti noi, circa da E-N/E, ma non è forte. Andiamo con le auto verso la stazione della funicolare.
12:55 E’ tutto chiuso, la prima corsa è alle 14.00, si potrebbe anche salire in auto e poi fare il recupero in funicolare, ma decidiamo di aspettare le 14, intanto ci cambiamo, scarichiamo le vele e mangiamo qualcosa (chi se l’è portato). Nel frattempo le prime vele decollano, qualcuna scende, altre veleggiano lungo la falesia.
13:55 puntuale apre la biglietteria, 7,50 Euro il costo della sola salita. La vettura è di tipo aperto e anche se nuova è fatta in legno in old-style anzi retrò (vecchio stile). Alle 14:00 si parte, la velocità è disarmante: si farebbe prima a piedi, all’inizio, ma poi quando si comincia a salire bisogna tenersi ai corrimano, perché la pendenza si fa sentire: 82% nel punto massimo. E’ curioso l’assetto della cabina: appena saliti fermi alla stazione inferiore, il pavimento della cabina è decisamente inclinato verso monte. Poi in viaggio la pendenza del binario aumenta ed il pavimento diventa pari. Quando arriviamo alla massima pendenza del binario l’inclinazione del pavimento è verso valle in modo preoccupante, tutti si tengono ben stretti ai corrimano e qualcuno comincia a dissertare sulla robustezza dei cavi d’acciaio e ipotizzare quali sistemi frenanti può avere questa cabina: ma ti pare che sia il momento giusto per parlarne? Al punto di incrocio delle due cabine assistiamo al trasferimento dei due manovratori da una cabina all’altra. In questo modo ciascun operatore fa sempre lo stesso tratto di percorso. Passiamo vicino alla cascata e poi nel tunnel, completamente buio, per arrivare poi a destinazione. Il decollo è a 50 metri di distanza ed è tenuto in maniera perfetta. Con maniche a vento, moquette immacolata, fontanella per bere, tribunetta per i fotografi. Peccato che è poco pendente (basta guardare qualche video della Coupe Icare degli anni passati). Anche il vento è simile a quello nei filmati che abbiamo visto: quasi assente, e quando c’è viene da sinistra. Una breve ricognizione alla fine del decollo ci mette subito in apprensione: bisogna correre e non fermarsi negli ultimi metri, quelli più delicati, altrimenti si finisce sugli alberi di sotto allo scalino… Un paio di scuole di volo sono presenti in decollo con i propri allievi, ed aspettano i momenti di vento migliori, bisogna spettare anche 10 minuti, ma poi la bavetta giusta arriva.
Il tempo è sempre coperto ma non è brutto, anzi ogni tanto si allarga un po’.
Roberto decide di partire, io sono un po’ in ansia per il mio ginocchio (ricordate? quello infortunato a Monterosso…come farò a correre così tanto? Eppure DEVO farcela, non posso rinunciare ad un volo in un posto così…). Roberto è pronto, si è messo un po’ indietro per avere spazio per il gonfiaggio, aspetta un alito e poi parte: la vela sale bene, lui spinge per decollare, ma quando è proprio alla fine scivola o si siede, abortendo il decollo all’ultimo centimetro!!! Quando si dice un decollo da brividi. Prova altre due volte, senza riuscire, poi si deve fermare per prendere fiato. (anche perché indossa la tuta invernale). Oggi mi sa che sarà dura partire, soprattutto per Renato e Clemente, ma anche per me, per via del ginocchio… Il primo a riuscirci è Marco: tira su la vela con decisione e poi parte correndo a più non posso, facendo un decollo perfetto. A seguire gli altri: Clemente, Mauro, Roberto, Renato alcuni impiegano un paio di tentativi altri alla prima io li osservo con attenzione e cerco la tattica più giusta: mi sembra di aver capito che la vela sale bene anche se c’è poco vento, per cui non è necessario andare troppo indietro, bisogna mettersi a metà decollo, tirare su la vela con uno strappo, poi cominciare a camminare mantenendo la vela sulla testa, aumentando la velocità gradualmente fino a dare il massimo proprio sullo scalino. E così faccio, decollando alla prima, senza avvertire alcuna fitta al ginocchio. Appena si esce l’impressione è violenta: pareti verticali di roccia ai lati e sotto ai piedi, con la cascata sulla destra e la funicolare sotto a sinistra. Gli altri stanno veleggiando sulla destra, e così anch’io mi porto da quelle parti. Dapprima l’ascendenza è localizzata in un punto preciso, poi salendo un po’ la zona si allarga. Sembra una termodinamica un po’ incostante e che si ferma un centinaio di metri sopra al decollo. Per il momento va bene così, c’è il tempo per guardarsi un po’ intorno: Il paesino di St. Hilaire dietro al decollo, l’altro decollo su prato con esposizione diversa, le due pedane per i delta (hanno entrambe una inclinazione da brivido, dubito che si riesca a fare più di un passo di corsa). Poi la valle con l’atterraggio e sulla destra in lontananza il centro abitato di Grenoble. Dietro una bella corona di monti le cui vette sono nascoste dalle nubi. Peccato, Alberto in passato ci ha già volato, e dice che il volo alto è magnifico. Per oggi accontentiamoci di questo.
Si sale e si scende, ed il traffico si fa sempre più fitto. Ora c’è anche un delta color fuxia che gira in mezzo ai parapendio, cerca di salire più che può, ed ha un pilotaggio molto disinvolto, fa letteralmente lo slalom utilizzando i parapendio come paletti. Dopo che per due volte me lo vedo passare sotto ai piedi con la sua torre sempre più vicina (in slalom non è un granchè), cambio zona, e cerco di stare dove non va lui. Mauro sembra aver trovato una termica a sinistra del decollo, un po’ all’interno del pendio, lo vado a trovare e salgo un po’. Finalmente un po’ di quota! Riesco così a raggiungere Renato che, come al solito, rimane più alto di tutti nel punto più alto della falesia.
Ora vedo
bene anche le due pedane delta poste proprio qui sotto.
E così continuiamo il volo per oltre 30 minuti, i punti in cui si sale sono molto localizzati, nelle altre parti si scende, ma non è difficile stare in aria. E il panorama è bellissimo.
Piano piano tutti scendono in atterraggio, e dalle comunicazioni radio, sembra che giù sia più mosso ed il vento più teso. Nel frattempo un paio di para locali si esibiscono con stalli e discese “ad elicottero”. Poi ci sono un certo numero di para grigi, con piloti vestiti in tuta mimetica, e tutti hanno appeso sotto la selletta uno zaino, che strano! Dopo 40 minuti decido di atterrare, mi allontano dalla falesia e noto che in valle il vento è più forte. Renato cerca di seguire il profilo della falesia, sperando in qualche ascendenza, ma trova solo discendenze. Nel frattempo eseguo lo smaltimento sopravvento, in modo da rimanere sempre con l’atterraggio alle spalle (non si sa mai). Nelle ultime virate mi porto più indietro ed eseguo gli “8” fronte vento in prossimità dell’inizio campo. Non sbaglio: gli ultimi metri scendo quasi in verticale, con qualche turbolenza, si sale e si scende repentinamente, occorre tenere la vela contro vento, le folate improvvise ti spostano di qua e di là. Atterro bene anche se un po’ corto. Dopo qualche secondo arriva anche Renato, e ci mettiamo subito a ripiegare le vele, c’è un bel venticello, e servono quattro mani.
Nel frattempo atterrano anche quel gruppo di piloti tutti vestiti uguali in mimetica: sembrano proprio militari. Hanno anche le sacche degli zaini in colore mimetico.
Tutti gli altri piloti del SETTIMO CIELO hanno già ripiegato, e si trasferiscono al bar per la solita birra. Roberto gentilmente va a recuperare la Jestermobile che è rimasta nel parcheggio della funicolare, mettiamo su le vele, e poi torniamo dalla stazione per attendere l’arrivo di Giovanna che è ridiscesa con l’impianto a fune. Nel frattempo mi arriva un SMS da Paolo che è arrivato alla gite, e sta ora andando in decollo a Montlambert, il volo de Les Indiens.
Noi saliamo in auto e ci mettiamo in viaggio per il ritorno, facciamo un’altra strada, e ci fermiamo ad un supermercato dove compriamo un paio di bottiglie di vino francese e facciamo benzina (in Francia i supermercati hanno il distributore di carburante, E COSTA MENO!!).
Durante il percorso notiamo una bella chiesetta piuttosto caratteristica proprio sulla strada, chissà che in questi giorni non riusciamo a visitarla.
Sulla strada del ritorno andiamo a cercare l’atterraggio del volo di Montlambert in località La Baraterie, con le indicazioni che abbiamo trovato su Internet. Troviamo subito il bivio della strada che porta in decollo (bella forza: c’è il cartello!!!). Qualche problema invece per trovare l’atterraggio. Dopo un passaggio a livello c’è un strada sterrata in piano che sembra andare nella direzione giusta, la seguiamo e dopo poco ci accorgiamo di avere sulla sinistra un largo fosso che procede parallelo a noi e dove d’altra parte c’è una strada parallela. Dopo circa 600 metri vediamo l’atterraggio che naturalmente è di là dal fosso. Torniamo indietro per 300 metri dove mi pare di aver visto un ponticello, infatti c’è, l’attraversiamo e dopo poco siamo in atterraggio.
C’è uno slargo, con dei grandi alberi dove è posizionata la bacheca con le informazioni sul volo e sull’atterraggio, scritte in francese ed in inglese. L’atterraggio si presenta bello grande, con due maniche a vento un po’ consunte, da un lato è tracciata una pista per aeromodelli, realizzata in terra battuta. Ovviamente alziamo gli occhi per vedere dov’è il decollo che rimane a portata ottica proprio sopra di noi. I campi vicini sono tutti coltivati, e sulla bacheca c’è l’avviso di non fare fuori campo. Con queste dimensioni (almeno 150 x 200 metri) non dovrebbe essere difficile centrarlo.
E’ ora di tornare verso casa.
19:30 siamo alla gite, salutiamo Paolo e Paola, sono andati sul decollo di Montlambert ma Paolo ha preferito non volare, ed ora tutti in camera per rinfrescarsi un po’.
20:00 è ora di andare a cena, chiediamo alla gestora o gestrice o gestante (vedete voi) un consiglio dove andare, ci consiglia un ristorante e prova a telefonare per prenotare: è chiuso.
Pazienza, troveremo qualcos’altro. Cominciamo a girare per i villaggi li vicino, ma tutti i ristoranti sono chiusi: uno, due, tre, quattro ma possibile? Mentre giriamo mi distraggo un attimo e con la ruota anteriore destra prendo in pieno il cordolo di un marciapiede, addio convergenza!!!
Continuiamo a collezionare ristoranti chiusi, ed alla fine ci viene in mente di andare a quel ristorante che avevamo visto arrivando: quello di forma ottagonale. Pochi minuti e siamo li: è aperto.
Diverse auto sono parcheggiate nel piazzale, e c’è anche un pullman.
20.35 Entriamo e chiediamo un tavolo, ci sediamo ed ordiniamo.
Il menù è alla francese: una salade di ingresso, poi il secondo già compreso di contorno ed il dessert finale. In realtà ci sono anche una serie di pizze, ma il costo (12 Euro una margherita) fa desistere le ordinazioni, e poi siamo in Francia meglio mangiare francese che non una brutta imitazione di una pizza. Arriva da bere, e poi a breve le insalate. Naturalmente durante l’attesa vengono snocciolati i commenti sui vari voli effettuati. Dopo 40 – 45 minuti i commenti sui voli finiscono, ma del secondo nessuna traccia. Le due cameriere del locale sono infatti impegnatissime con il gruppo del pullman. Cerchiamo di farci notare, e dopo 5 minuti arrivano le pietanze, con nostro totale gradimento: con la fame che ci ritroviamo sembra tutto buonissimo, o quasi.
Clemente infatti, dopo essersi esibito durante le ordinazioni col suo italo-franco-tedesco, non apprezza molto la pietanza servita. Dubito che durante l’ordine abbia compreso cosa ha ordinato…
E finiamo con il dessert. Sono le 23.30.
A mezzanotte siamo alla gite, tutti in camera: buonanotte.
Una volta a letto (il mio per la verità è un po’ troppo duro per i miei gusti…) mi dedico a dieci minuti di lettura dello “Spirit of St. Louis” ovvero il racconto della prima trasvolata New York – Parigi. Sono proprio nel punto in cui Lindberg, il pilota solitario, è in pieno Atlantico e sta lottando con le sue palpebre che cercano di chiudersi per la stanchezza dopo 48 ore di mancanza di sonno.
Le sue fatiche per rimanere sveglio ad 80 anni di distanza, sono proprio quello che mi ci vuole per addormentarmi rapidamente….
22 Giugno 2007
06:30 Sto sognando di risalite in decollo, di voli, di recuperi, sono su una specie di pulmino scoperto seduto in mezzo alle sacche delle vele insieme ad altri, stiamo salendo su una strada sterrata piena di buche, e l’autista ci da dentro a più non posso, il povero automezzo fa dei sobbalzi incredibili, ed il rumore delle sospensioni è spaventoso…sembrano dei tuoni…sempre più forti…
Ora sono quasi sveglio ed il rumore dei tuoni continua…ma allora non è un sogno, è proprio un bel temporale!! Flash di luce, e giù un altro colpo! Flash nella mia mente: le scarpe sono fuori sul balcone!! Scendo dal letto rapidamente ed apro la finestra per recuperare le mie scarpe e quelle di Clemente. Fortunatamente piove senza vento, ed il tetto piuttosto largo ha coperto anche i balconi. Fuori sta piovendo bene, ed il cielo è tutto grigio uniforme. Il salice piangente posto di fronte alla nostra finestra, lacrima o meglio sgocciola decisamente. Mi sa che oggi ci dedicheremo al turismo… E’ ancora presto e torno a letto, ci sta bene un altro pisolino, che arriva subito, con il rumore costante della pioggia ed i tuoni che si stanno allontanando…
08:00 E’ ora di alzarsi, lo faccio con calma, tanto fretta non ce n’è, col tempo che fa!
Apro la finestra: ha smesso di piovere, un po’ di nuvole in giro e qualche scampolo di azzurro qua e la. Lavaggi vari, barba, capelli e baffi. E poi a far colazione nella sala comune giù di sotto. Siamo tutti abbastanza puntuali per la tradizionale colazione: latte, caffè, the, baguette (sarebbe il pane), burro e marmellata. Su un lato della stanza sul muro c’è una cartina della zona con segnati i vari voli. Dedichiamo qualche minuto alla lettura della cartina, cercando di memorizzare i vari siti di volo. Briefing: dove andiamo a volare oggi e come ci organizziamo per la cena di stasera.
Dopo un rapido consulto si decide di andare a volare a Montlambert, cercando prima un supermercato, infatti, dopo avere chiesto il permesso alla madame ed aver ottenuto l’uso gratuito del suo barbecue, abbiamo deciso di organizzare una grigliata per la sera.
09:30 partiamo con la Sig.na Garmin che ci guiderà fino all’atterraggio. Attraversiamo una specie di altipiano dove sono situati due bei paesini che sono lo stereotipo dei centri di campagna francesi: le abitazioni, la casa comunale, il negozio, la scuola addirittura il forno comune… Per ridiscendere poi sul fondovalle dove attraversiamo su un ponte il fiume Isere. Qui troviamo la strada principale che percorre la valle longitudinalmente e dopo pochi chilometri troviamo il supermercato, grande, fornitissimo c’è persino la sezione di giochi per l’acqua con pinne, maschere, salvagente canotti ovviamente utilizzati nei fiumi e laghi, qui il mare è ben distante!
Ora inizia la scena degli acquisti: ognuno vaga per conto suo fra i corridoi degli scaffali segnalando al resto del gruppo quello che trova, ovviamente facendosi sentire a distanza dagli altri e questo fatto allarma un po’ il resto dei clienti francesi: siamo italiani e dobbiamo farci subito riconoscere.
Comunque dopo qualche minuto di marasma, riusciamo ad organizzare i gruppi di ricerca: chi si occupa del vino, chi del pane, chi della frutta e verdura, chi dei formaggi, ed infine della carne. Troviamo delle confezioni di grigliata miste già pronte che fanno giusto al caso nostro.
Dicevo un bel supermercato, con tanto di banco di pesce fresco (marino pur essendo ad un tiro di schioppo dal Monte Bianco e quindi nel cuore delle Alpi). Io gironzolo incuriosito fra gli scaffali scegliendo qualche alimento francese un po’ più strano, tanto per provare qualcosa di nuovo.
Scopro lo scaffale dei prodotti italiani: naturalmente pasta, conserva di pomodoro, olio di oliva e vino. Mi soffermo fra i prodotti di marca per vedere le differenze di confezionamento fra gli stessi prodotti che conosco in Italia e questi fatti per l’esportazione. Non trovo sostanziali differenze a parte la lingua in cui sono scritte le indicazioni e ovviamente i prezzi, nettamente più alti che in Italia. Poi mi soffermo su prodotti di marche sconosciute, trovando scatolame, bottigliette, scatoline di alimenti vari, di marche italiane mai viste in Italia, in particolare mi cade l’occhio su una bottiglia di spumante denominata Asti. Anche i colori e la forma dell’etichetta non l’ho proprio mai vista, prendo una bottiglia e leggo il luogo di produzione ed imbottigliamento: è in Italia, ma a Caserta!!! Non sapevo che a Caserta facessero lo spumante di Asti….
Ecco confermate le notizie che ho sentito sui prodotti italiani all’estero, dove ti capita di trovare la mozzarella di bufala di Padova, o il vero pesto al basilico di Palermo, ed il formaggio grana di Lecce. Chissà cosa facciamo mangiare agli stranieri. E la cosa, mi viene da pensare, è reciproca quando compriamo un formaggio francese o un wurstel tedesco in Italia. O magari loro sono più corretti di noi? Questo dubbio mi rimane…
Abbiamo quasi finito, manca solo la carbonella per cuocere il tutto, in giro non la vediamo, occorre chiedere ai commessi. Già, ma come si chiama la carbonella in francese? Risolviamo il problema organizzando una breve recita mimata per i commessi francesi, che alla fine fa salire sul nostro carrello il sacchetto di carbonella. Fila alla cassa, pagamento, in auto.
Chiaramente portarsi la carne e le altre vivande in giro in auto al caldo tutto il giorno non è proprio il caso, ed allora un’auto prende la spesa e la porta alla gite, dove ci hanno messo a disposizione un bel frigo tutto per noi. Gli altri intanto vanno in atterraggio, e li attenderanno l’arrivo del veicolo “portaviveri”. Questa volta conosciamo la strada ed arriviamo direttamente a La Baraterie. In aria ci sono già un paio di vele in volo ed in atterraggio un paio di auto parcheggiate.
Nell’attesa osserviamo i due parapendio che scendono lentamente verso di noi, atterrando poi bene al centro dell’area prevista. Il primo è una specie di istruttore, il secondo un allievo, lo si distingue anche dal modello di ala che ciascuno vola: più allungata il primo, più compatta il secondo.
Il tempo è variabile con ancora tante nubi e qua e la squarci di sereno, ma sole se ne vede poco.
Mentre aspettiamo, scarico il mio ciclomotore, lo accendo facendolo scaldare qualche minuto, poi lo spengo e lo assicuro ad uno dei montanti in legno della bacheca.
Nel frattempo l’altra auto ci raggiunge, ci raggruppiamo su due auto, e ne lasciamo una in atterraggio per il recupero, quindi saliamo in decollo.
La strada è stretta ma asfaltata bene, arriviamo in cima dove finisce in un borgo di casette di montagna ben tenute. Alla fine c’è uno slargo, dove un cartello vieta di proseguire sulla strada e di parcheggiare più indietro. Almeno così crediamo di capire noi: è scritto in francese.
Obbedienti scarichiamo le vele, e ci cambiamo le scarpe, per poi parcheggiare più in basso e partire verso il decollo. Mentre siamo li, passa a piedi quella specie di istruttore che avevamo visto in atterraggio, che in un francese misto a poco italiano ci borbotta che non dobbiamo stare li con le auto, che non siamo capaci a leggere i cartelli, che siamo i soliti italiani etc. Sinceramente non credo che abbiamo fatto delle cose sbagliate: siamo alla fine della strada, subito dopo il cartello, con le vele già scaricate e stiamo cambiandoci le scarpe, per poi andare a parcheggiare le auto più indietro, negli spazi appositi. Evidentemente non va bene nemmeno così. Poi parlando con altri, abbiamo saputo che i residenti del borgo, non vogliono auto nei piedi, pare nemmeno per 5 minuti, per cui occorre parcheggiare i mezzi 100 metri prima della fine della strada, e poi proseguire a piedi. Bastava scrivere meglio il cartello, magari anche in inglese, visto che questo sito di volo è molto frequentato da piloti italiani, tedeschi, olandesi oltre che dai francesi.
Comunque visto che siamo ospiti non replichiamo ed impariamo la lezione.
La strada da fare per andare in decollo è una strada sterrata di campagna, percorribile a piedi, con un trattore o con un fuoristrada, ma solo dagli aventi diritto e per fini agricolo-forestali. E’ in leggera salita, e si giunge in decollo in soli 10 minuti di cammino, più che fattibile anche per i fuori allenamento come me. Il decollo si trova facilmente, infatti dal bosco si accede ad una grande area a pascolo coltivata ad erba. Su un lato è stato posto un tavolo in legno con panche, saldamente fissato al suolo ed al centro del prato vi è una specie di monumento: su un basamento in pietra si innalza un totem di legno intagliato di forma vagamente a croce: il totem dei Les Indien di Montlambert .
Il decollo è loro, nel senso che hanno acquistato il terreno, e tagliato tutti gli alberi in modo da creare un gran bel decollo, con relativo pianoro posteriore per i top-landing: un decollo da favola.
L’atterraggio è invece in affitto sempre a spese del club (sono più di 120 iscritti!!!).
Essendo la prima volta che siamo li, ed avendo davanti l’istruttore locale già descritto, attendiamo di vedere decollare prima lui, per capire le caratteristiche del volo.
Il vento è buono, di discreta intensità e diritto. Si prepara l’istruttore locale, seguito da due altri parapendisti locali, di cui uno è l’allievo che abbiamo visto atterrare. Gonfiaggio “alla francese” (non poteva fare diversamente anche se partiva fronte vento, vista la sua nazionalità…), decollo, quindi l’istruttore si porta sulla destra del decollo dove inizia a salire il costone, sparisce dietro e per un po’ non lo vediamo più. Nel frattempo decollano anche gli altri due. Anche i nostri iniziano a prepararsi. Mauro sceglie questo momento per scaricare un po’ di acqua di zavorra sua personale, e lo fa sul lato destro del decollo, immortalato per i posteri dal filmato del sottoscritto. Sulla destra del decollo, ma molto più in alto riappare l’istruttore, che ha fatto una discreta quota, mentre i due allievi mantengono il decollo o poco più sempre dalla stesso lato.
12.20 Il primo a partire è Marco poi Alberto, Roberto, Clemente, Paolo, Mauro e Renato. Io intanto mi sto filmando i decolli e i voli dei nostri, in attesa di partire anch’io.
La meteo è leggermente peggiorata, il cielo ora è completamente coperto ed il vento tende a venire da sinistra. Paolo Roberto e Renato riescono a sfruttare la termodinamica e risalgono sopra al decollo di 200 – 300 metri alla quota dell’istruttore, gli altri invece rimangono più o meno a quota decollo e lentamente iniziano a scendere sull’atterraggio. Per radio qualcuno dichiara che l’aria sta diventando più mossa, e si porta in centro valle per trovare condizioni più stabili.
Nel frattempo il vento è decisamente ruotato a sinistra, io sono rimasto in decollo insieme a Giovanna e Paola, e la direzione del vento non mi piace per nulla. Aspetto ancora qualche minuto, e faccio bene: il vento è diventato a 90 gradi da sinistra, rendendo pericoloso ed inutile qualsiasi tentativo di decollo. Roberto che sembrava sparito dietro al costone sinistro sta ora risalendo di quota e dopo qualche passaggio esegue il top-landing a dire in vero un po’ troppo indietro ed atterra in velocità, rimbalzando sul terreno. C’è ancora Renato in aria, ed anche lui esegue il top-landing atterrando sulla sinistra del decollo. Giovanna va a dargli una mano per portare l’attrezzatura qui da noi per il ripiegamento. Termino di filmare i nostri in volo che stanno tutti scendendo a valle, e poi insieme a Renato, Roberto, Giovanna, Paola ed i cagnolini torniamo a piedi verso le auto. Prima di partire Renato si accorge di non trovare la macchina fotografica, ed allora ci mettiamo a cercarla nel punto dove è atterrato (c’è erba alta) e lungo il percorso che ha fatto fino al punto di ripiegamento. La trovo io, lungo la striscia di erba schiacciata.
Non è entusiasmante rientrare a piedi, ma pensando ad un decollo con vento laterale, questa opzione mi risulta molto più gradita. Così facendo rientriamo all’atterraggio con entrambi gli automezzi.
Quando arriviamo troviamo gli altri a terra, impegnati a ripiegare. Inevitabili i commenti di ognuno sul volo appena realizzato. Una volta ultimato il ripiegamento, guardiamo tutti in aria per capire cosa ci propone adesso la giornata. Il vento è sempre teso da sinistra del decollo, anche i tre Les Indiens sono spariti, e il cielo non invoglia a risalire. Scegliamo di tornate alla Gite per riposarci un po’ in attesa di novità, e poi dobbiamo preparare le vivande per la grigliata.
Non prima di aver recuperato il mio personale recupero: Di Blasi rosso 50 CC.
14:30 Arrivati a destinazione ci sparpagliamo in varie attività: Renato e Giovanna si mettono in salotto a vedere una regata di Coppa America in TV, Roberto e Paolo vanno in piscina, altri si mettono a mangiare qualcosa all’ombra del pergolato. Io mi inserisco nel gruppo e mi siedo leggendo qualche pagina del mio libro. Nel frattempo il cielo si è di nuovo rischiarato ed il sole fa di nuovo capolino fra le nuvole. Sul monte di fronte a noi, nel lato opposto del volo del mattino, vediamo due parapendio in volo. Questo fatto ci risveglia dal nostro torpore ed una parte di noi decide di raggiungere un decollo li vicino.
16:30 Partiamo in cinque: Io, Renato, Clemente, Mauro e Roberto.
Ci portiamo al villaggio di Chamoux dove cerchiamo di capire dove si trova l’atterraggio. Subito troviamo il bivio che porta al decollo, poi con qualche difficoltà troviamo il prato, un po’ incolto, dove c’è la bacheca, la manica a vento ed un pilota atterrato da qualche minuto che ci dice di salire che il vento è buono. Li lasciamo l’auto di Mauro, saliamo tutti sulla Jestermobile ed iniziamo la salita al decollo. La strada è asfaltata e sale ripida sul pendio, con molti tornanti ed attraversando numerose frazioni. Il panorama è realmente alpino, e la strada sembra incunearsi sempre di più in una vallata laterale. Dopo diversi chilometri i dubbi sulla esattezza della strada ci vengono fugati da un cartello ad un bivio con scritto “Decollage” proseguiamo ancora, la strada diventa un po’ più marcata da imperfezioni dell’asfalto e qualche buca, siamo ora all’interno di un folto bosco, nessuna traccia del decollo. Ma dove sarà? Finalmente una piazzola laterale ed una freccia che indica un sentiero nel bosco verso il decollo. Lasciamo l’auto parcheggiata, prendiamo le vele e percorriamo il sentiero che sale ripido nel bosco. Quanto ci vorrà? Dopo nemmeno un minuto un’ampia radura identifica il punto di partenza per il volo. Ancora tre minuti di salita è siamo in cima: è una grande radura circondata dal bosco, è piuttosto pendente, tutta erbosa al termine della quale vediamo la prosecuzione della strada che abbiamo percorso per venire quassù. Sulla sommità del decollo una targa in legno ricorda che negli anni ’70 un certo pilota francese aveva aperto questo volo con il deltaplano. Siamo profondamente all’interno di una stretta vallata laterale della bassa Val d’Isere, tutta boscosa, con i costoni molto ripidi, e l’atterraggio è completamente fuori vista. Sorpresa: il vento è da dietro, e noi siamo sottovento al bosco. Fra l’altro non dev’essere nemmeno poco, visto come si muovono i rami più alti ed il rumore che fanno.
“Ma scusa, quello giù in atterraggio non aveva detto che era buono? Mah! Sarà cambiato nel frattempo”. Anche le maniche a vento sparse in due punti diversi non assumono posizioni molto adatte per il decollo. A volte però girano per qualche istante nel verso giusto. Roberto rompe gli indugi e si prepara al decollo.
17:20 Roberto è pronto, aspetta per qualche minuto, poi non appena le maniche sono più o meno verticali inizia a sollevare la vela: così senza vento occorre tenerla in velocità correndo a più non posso, meno male che il decollo è lungo e pendente. Ad un certo punto, oltre i tre quarti della lunghezza del prato si stacca da terra, o meglio comincia a volare a 20 cm dal suolo, scendendo con la stessa pendenza del prato. Alla fine del prato c’è la strada, dopo la strada il pendio continua a scendere, ma cominciano gli alberi…occorre valutare bene se nel frattempo la quota dal suolo permette di passare sopra agli alberi, altrimenti si può tentare una virata di scampo di 90° a sinistra ed atterrare di traverso nel prato alla velocità della vela…oppure negli alberi…non c’è scelta.
Ma Roberto ha scelto il momento buono, la quota è sufficiente e passa con discreto margine sugli alberi. Poi inizia a seguire la valle in direzione dell’atterraggio. Aspettiamo qualche minuto per capire come e con quanta quota si esce sulla valle principale dove c’è l’atterraggio. Dai primi collegamenti radio Roberto ci dice che è sempre nella valle laterale, che scende sempre, ma in modo tranquillo. Passa ancora qualche minuto e Roberto ci informa che è arrivato sull’atterraggio con grande quota, almeno 500 metri. Sapendo che il volo è di 1000 metri di dislivello, se ne perdono 500 solo per uscire dalla stretta gola del decollo. E’ una lunga planata, a patto di riuscire a decollare.
Ci prova ora Renato: tira su la vela, e comincia a correre, quando gli sembra buono cerca di saltare nell’imbrago, ma il vento è nullo, la velocità ancora bassa, il fondo della selletta tocca pesantemente il suolo e blocca il pilota con la vela che gli passa davanti.
Prova Clemente: il tentativo è la fotocopia di quello di Renato, con decollo abortito quasi in fondo al prato. Riprova Renato: il vento ogni tanto arriva davanti, ma anche stavolta la vela passa davanti al pilota, e Renato rimane al suolo. E’ ora la volta di Mauro, che con la sua corsa atletica riesce al primo tentativo, passando sugli alberi in fondo nettamente più alto di Roberto.
Io penso tra me che in queste condizioni e col mio ginocchio non troppo a posto, non ce la farei a partire, e pertanto non proverò nemmeno. Intanto Renato è nuovamente pronto per un altro tentativo.
Stavolta ha anche un po’ di brezza frontale, e nonostante un passaggio centimetrico del fondo della sua selletta sull’erba, decolla, passando ancora più alto di Mauro che nel frattempo è scomparso dietro al crinale. Clemente ci riprova: ora la brezza è nettamente davanti, e sta rinforzando.
Alza la vela, la frena leggermente e dopo soli tre passi è in aria, passando sugli alberi in fondo più alto di tutti.
18:30 Ora toccherebbe a me, la brezza è ora frontale e ben stabile. Però poi toccherebbe tornare su a recuperare la mia auto: un quarto d’ora per ripiegare, mezz’ora abbondante per arrivare all’auto ed altrettanto per ridiscendere. Valuto che non c’è il tempo sufficiente. Ci fosse stato qualcuno che potesse portare giù l’auto…ma non c’è, ci sono solo io. Per radio avviso Clemente ancora in volo che inizio a scendere, gli altri non sono più raggiungibili via radio, sono già nella valle principale. Scendo in auto e poi mi godo la discesa a valle guidando in modo rapido ma preciso, seguendo il tortuoso percorso della strada ed ascoltando un po’ di musica dalla radio su un’emittente francese, con la vista sulla Val d’Isere. Stasera non posso avere di più. Scendendo contatto il fondo valle e vengo informato che una terza auto con un paio dei nostri è in atterraggio. Chiedo allora che recuperino i quattro piloti, e si portino poi alla gite, io andrò diretto la, così potremo preparare la grigliata. E così è, infatti fra una cosa e l’altra arrivo che sono le 19.00 passate, e trovo il gruppo già impegnato a far la brace. Quindi: decisione un po’ penalizzante per me (volo mancato), ma decisamente giusta per il gruppo: abbiamo tutti fame. Come è facile intuire la serata prosegue in allegria, fra braciole, spiedini, baghette, verdure grigliate e fresche, formaggi e vino francese spillato al bicchiere da una confezione cartonata da 5 litri, frutta e non ci facciamo mancare neppure il dolce. Il tavolo della cena è stato preparato al centro del cortile, poi però alcune gocce di pioggia ci fanno spostare sotto al pergolato. Qui ci raggiunge madame, il relativo consorte ed anche Aioù ed il cagnolino bianco, ci siamo proprio tutti e passiamo la serata a chiacchierare del più e del meno con l’aiuto determinante di Giovanna traduttrice ufficiale del gruppo. Ad una certa ora, il trattore (sarebbe il marito della gestora, non un mezzo meccanico….) tira fuori dapprima una bottiglia di vino che obbliga tutti ad assaggiare brindando ad antichi defunti governanti della vecchia Savoia Italiana, poi, per completare il quadretto, estrae dalla cantina una bottiglia contenente un liquido trasparente privo di colore: è acquavite di mele (“Io francese, ma piemontese” continua a ripetere). Non c’è nulla da fare, ci tocca assaggiare pure quella, e qualcuno fa anche il bis, tris… Io, astemio da sempre, assaggio il vino che è gradevole, e poi appena un sorso di quel liquido superalcolico, poi passo il mio bicchiere a Renato, che lo finisce (almeno credo, il bicchiere non l’ho più visto..).
00:20 Ancora qualche minuto di intrattenimento e poi riesco a trascinare in camera Clemente, che cammina in modo incerto, e mi parla con la voce piuttosto impastata…anche gli altri non sembrano procedere molto diritti…Finalmente siamo in camera, e Clemente si adagia, o forse stramazza sul letto, addormentandosi in 9 secondi e due decimi. Io apro il mio libro e leggo qualche pagina di volo sull’oceano Atlantico, in direzione della Francia…la serata è fresca, la nostra finestra è aperta ed ogni tanto osservo il cielo stellato che è servito anche a Lindberg per arrivare in queste terre…
23 Giugno 2007
07:50 Apro un occhio, 07:51 riesco ad aprire anche l’altro, il mio stomaco mi fa risentire un vago sentore di carne alla brace leggermente acido. Strano: Clemente è sempre a letto, non l’ho sentito muoversi alle 5 come di solito fa, si vede che le bevande francesi l’hanno proprio steso…
Apro la finestra e trovo una bella giornata di sole, sgombra da nuvole. Frattanto anche Clemente si è mosso:”Mi sa che ieri sera devo aver bevuto un po’ troppo, ho dormito tutta la notte!!” Eh, sì, lo penso anch’io!! Ci prepariamo e scendiamo per la colazione. Arrivano tutti alla spicciolata, le facce di qualcuno sono di colori strani, decisamente inusuali, sapremo poi che durante la notte hanno dovuto fare dei trasferimenti in bagno per non meglio precisate operazioni di scarico… La scena della colazione si svolge come il giorno precedente, forse qualcuno beve solo caffè, senza mangiare altro. Briefing: dove si va oggi? Volo di Montlambert al mattino, poi vedremo.
Soliti preparativi, però cambiamo strada, facciamo un giro un po’ più lungo che ci fa conoscere altre frazioni e gruppi di case. Nel frattempo ricevo da Robert degli Les Indiens una telefonata, dove mi informa che loro sono già in atterraggio: oggi è la giornata di volo con l’inserimento dei nuovi brevettati nel club, dice di fare presto perché più tardi è previsto vento sostenuto da Ovest. Va bene, stiamo arrivando. Oggi è sabato, e la differenza si nota dal numero di auto parcheggiate in atterraggio: sono almeno 15. Robert e gli altri ci accolgono come vecchi amici, in realtà ci siamo visti un paio di volte a Monterosso (SP) ed una li abbiamo trovati ad Alassio (SV). Solita procedura: scarico e lego il Di Blasi Rosso 50 CC fra gli sguardi sorpresi ed interessati dei francesi, e poi saliamo in decollo con due auto, la mia e quella di Mauro. Alberto ci informa che lui oggi non volerà a causa dello stomaco non proprio in ordine e la presenza di qualche capogiro…farà il recupero. Si capisce subito che oggi c’è più gente, il parcheggio del decollo è pieno di auto. Saliamo la strada sterrata e ci portiamo in decollo. Molti sono i piloti che si stanno preparando. Robert ci informa che questo è un volo da effettuarsi al mattino, a causa della sua esposizione, altri voli in vallata sono fattibili nel pomeriggio. Dato che io non sono ancora riuscito a volare qui decido di preparami subito. La giornata è serena ed la brezza, benché diritta è incostante, tipica delle bolle termiche. Al primo gonfiaggio la vela sale storta. Nessun problema la rimetto giù e poi mi risistemo per la partenza. Gonfio di nuovo, la vela sale diritta ed allora parto. Proprio in quel momento tutti i francesi gridano qualcosa, forse anche gli altri del SETTIMO CIELO, ma non riesco a capire cosa dicono, un passo e sono decollato. Un attimo dopo mi accorgo che la vela tende a girare verso sinistra, uno sguardo in alto e vedo una bella cravatta sull’orecchia sinistra con un cordino che passa sull’estradosso. Dapprima contrasto con il freno destro e rimetto il parapendio in volo rettilineo, poi cerco di strattonare i cordini esterni della vela per vedere di risolvere il problema. Ci provo per 4 volte senza alcun risultato. Probabilmente dopo il primo gonfiaggio un cordino estremo delle bretelle A è passato dietro alla vela, e si è incastrato per bene. Ormai sono in aria e se le strattonate non riescono a sbloccarlo, lo devo tenere così fino all’atterraggio. La vela è pienamente controllabile, anche se devo volare con un po’ di freno destro. Mi concentro quindi sul volo che sarà purtroppo in questa situazione solo una planata. Il decollo si trova a metà monte ed è al centro di una valletta con due costoni laterali, dove si sviluppano le ascendenze. Il terreno a questa quota è interamente ricoperto dal bosco, mentre più in basso, nella parte iniziale del pendio, si scorgono delle coltivazioni di vite. Dall’alto si vedono anche un paio di grossi serbatoi dell’acqua a pianta rotonda che penso servano all’irrigazione. Sulla destra del decollo, ma molto più in basso c’è una specie di cava. Ai piedi del monte passa la ferrovia che percorre tutta la Val d’Isere, passata la quale si trova il piatto fondovalle interamente coltivato a perdita d’occhio. Al centro della valle c’è il fiume Isere ed a fianco la strada di principale comunicazione fra i paesi della valle. Dall’altro lato del fiume l’autostrada che prosegue in direzione Grenoble. Nel fondovalle si scorgono qua è la dei laghetti, non so se naturali o artificiali, che vengono utilizzati per la pesca sportiva e per la balneazione, si scorgono infatti parecchie auto parcheggiate nei pressi e le persone sedute o sdraiate sulle rive, come se fossero in spiaggia (questo spiega i salvagente ed i canotti nel supermercato).
Naturalmente tutta la vallata è circondata da file di montagne a perdita d’occhio ed all’estremità di sinistra si scorge senza difficoltà la cima del Monte Bianco. Lungo le strade si osservano i vari paesi e le frazioni che costituiscono l’abitato della valle. E’ proprio un bel panorama. Davanti a me alcuni parapendio stanno scendendo all’atterraggio, ed allora anch’io mi porto lentamente in quella direzione, tanto con la vela così conciata posso fare poca strada. Nel frattempo sento una chiamata di Paolo, che con la terza auto si sta avvicinando all’atterraggio. Lo chiamo chiedendogli di passarmi a prendere, così potrò risalire una seconda volta. Lui conferma la mia richiesta. Non mi resta che atterrare. Do ancora un’occhiata alla urbanizzazione ordinata di St. Jean de la Porte e poi viro di 180 gradi in direzione dell’atterraggio. Qualche centinaio di metri prima dell’atterraggio c’è un laghetto a pianta rettangolare con qualcuno che sguazza a bagno. Intanto osservo come atterrano gli altri prima di me, le maniche a vento sono praticamente ferme, però la direzione migliore sembra essere quella verso ovest. Smaltisco con delle virate di 360 metri a sinistra (tanto la vela gira da sola) e poi mi allineo per l’atterraggio. Non c’è vento e si arriva veloci, poi non è che posso frenare troppo, non so come si comporterà l’ala sinistra incravattata. Atterro a centro campo, dando un bel pestone con i piedi. Immediatamente il mio ginocchio sinistro mi ricorda che non è ancora il caso di trattarlo così, dandomi una fitta da togliere il fiato. Mi siedo allora dove sono, aspettando qualche secondo e massaggiandomi il ginocchio. Gli altri intanto hanno cominciato a decollare ed iniziano a salire sul decollo. Una volta passate le fitte, mi alzo, prendo la vela e mi sposto a lato per ripiegare, il sole picchia forte e fa piuttosto caldo. Un difetto di questo atterraggio è che non ha aeree all’ombra per ripiegare. Nel frattempo arriva Paolo che mi aiuta a ripiegare. Dopo 10 minuti partiamo ma prima di salire dobbiamo fare rifornimento di carburante, siamo in riserva. Intanto gli altri sono già tutti in aria. Le condizioni sono discrete, anche se le termiche sono un po’ piccole. Tutti più o meno riescono a risalirle, ma il più bravo è sicuramente Roberto che si è fatto spiegare da Robert i possibili cross, ed infatti dopo aver risalito completamente il monte sulla sinistra lo vediamo scomparire in direzione di Annecy. In previsione di possibili cross, gli ho detto di farci poi sapere il luogo di atterraggio via SMS per poterlo poi recuperarlo. Quando io e Paolo arriviamo in decollo gli altri sono già tutti in aria, qualcuno dei nostri è già atterrato a valle. Decolla Paolo, poi parto io. Il vento in decollo è sempre incostante ma ora tende a venire da destra. Non faccio un gran volo, perché le termiche scarrocciate da vento da ovest sono difficili da gestire, e poi non ho troppa voglia di combattere, preferisco godermi il panorama. Ci ritroviamo dopo una mezz’ora in atterraggio, dove si atterra decisamente meglio con una bella brezza frontale.
14:50 Sorpresa: sono arrivati anche Marco Gallizia, Patrizia e Christian. Marco vuole volare naturalmente, ma il vento e le condizioni sono cambiate, volare qui ora sarebbe poco gradevole e forse anche pericoloso. Robert telefona ad un suo amico istruttore e chiede info sulle condizioni di un volo li vicino fattibile con l’ovest, si trova a Novalaise-Lac sul lago di Aiguebelette vicino a Chambery.
La risposta è che attualmente il vento è un po’ forte, ma dovrebbe calare fra un’oretta.
Robert ci informa che questa sera alla loro sede di Cruet ci sarà una serata di barbecue per festeggiare l’ingresso nel club dei nuovi Indiens, e siamo tutti invitati a partecipare.
Questa notizia ci sorprende, ed accettiamo onorati l’invito.
Ma dov’è finito Roberto? Finalmente arriva un sms dicendo che è atterrato in un campo sportivo di un paesino in direzione di Annecy. Con l’aiuto di Robert cerchiamo di capire dove si trova: la località è un po’ in quota e per raggiungerla dovremo fare una bella stradina tortuosa.
Nel frattempo Roberto telefona che altri piloti sono atterrati dove è lui, ed ha già trovato un passaggio per il ritorno. Meglio così. Rimaniamo in atterraggio a chiacchierare e lo aspettiamo.
Dopo circa un’ora lo vediamo scendere da un’auto francese giunta in atterraggio, il vento rimane sostenuto e molto laterale, ed allora passiamo il resto del pomeriggio a fare shopping ed a scoprire il centro di St. Pierre d’Albigny, anche grazie a Marco che deve assolutamente trovare un tabacchino…. Rientriamo poi a Betton Betonett per prepararci all’invito a cena.
Alberto ci comunica che lui non verrà, soffre ancora dei postumi della grigliata della sera prima.
19:30 Siamo pronti e partiamo destinazione Creut. Più o meno ho visto sulla cartina dov’è, ma ci affidiamo come al solito alla Sig.na Garmin che con piglio deciso ci indica la direzione.
19.55 Ed infatti arriviamo a destinazione, ora però occorre trovare la sede de Les Indiens, ci hanno detto che è una casa vicino ad una chiesa….sorpresa! E’ proprio la chiesa davanti a cui eravamo passati il primo giorno, e che mi aveva colpito. Proprio a fianco vi è una casa ed un giardino dove è stato montato un grosso tendone. Poi si vedono tavoli con bottiglie, e diverse persone che stanno preparando. Proviamo a chiedere: “E’ qui la festa de Les Indien?” “Ouì, Ouì!” è proprio qua.
C’è ancora poca gente, il cielo è ancora chiaro, e rimaniamo ad osservare i preparativi.
Lungo il tendone vengono appese lunghe file di lampadine colorate, e viene montato un impianto di amplificazione che comincia da subito a diffondere musica vagamente country, più adatta a dei cow-boys che a degli Indiens…
Nel frattempo ci raggiungono Marco, Patrizia e Christian: hanno volato a Novalaise-Lac ma il vento era sostenuto ed hanno dovuto aspettare un po’, fra l’altro la strada per il decollo è bella lunga.
Gli antipasti sono pronti, e siamo invitati a cominciare. C’è un bel tavolino con le bevande con dei bei sistemi di distribuzione alla spina: basta mettere il bicchiere sotto al rubinetto giusto… E poi via con le insalate! Pardon, salade!! Di diversi tipi e tutte buonissime. Ad un certo punto spunta una marmitta piena di melone tagliato a fette, che finisce rapidamente anche quello nelle insalate. Intanto si sta preparando il barbecue: in acciaio saldato, è bello grosso, ed è anche personalizzato con la scritta Les Indiens fatta con la saldatrice ad arco. Per iniziare la brace ci mettono dentro 4 sacchi di carbonella, con sacco e tutto e poi ci danno fuoco. La sera avanza ed il calore e la luce del fuoco attira tutti per vedere l’antico spettacolo delle fiamme nel buio. E naturalmente questo provoca il fiorire delle chiacchiere del gruppo un po’ in italiano e in francese, in una completa mistura di parole… La gente continua ad aumentare, ci sono anche diversi bimbi che giocano correndo per il giardino. La brace è pronta, lo si capisce dall’odore della carne che sta già sfrigolando sulle griglie. Sono almeno in 4 i cuochi necessari per gestire un simile focolare, e man mano che i pezzi di carne o salsiccia sono pronti, vengono posti in grandi marmitte d’alluminio dove ognuno sceglie il proprio. C’è da dire che le marmitte vengono svuotate con puntuale regolarità… Il nostro gruppo gironzola qua e la, ed in certi momenti ci ritroviamo intorno ad un tavolo per perfezionare il riempimento dei bicchieri…
Proprio una bella festa, e siamo anche gli ospiti d’onore!! Però che stile questi francesi…
La serata scorre così velocemente, in amicizia e sintonia in un gruppo di piloti che si sono conosciuti oggi che si scambiano cortesie…un pizzico di nostalgia a quello che potrebbe fare anche il nostro club, se solo si volesse…
23.30 Ringraziamo i nostri amici francesi e ci ritiriamo nelle nostre auto in una stellata notte di fine giugno. La Sig.na Garmin ha deciso di farci seguire una strada diversa dall’andata, e ci godiamo il tragitto lungo nuove stradine della Val d’Isere. La gite ci attende, con le finestre già chiuse, pronta per una nuova notte di inizio estate.
24 Giugno 2007
08:00 Oggi è l’ultimo giorno di permanenza, dobbiamo perciò preparare i bagagli.
Alle 8,20 ci ritroviamo per la colazione: è la tavolata più grande, perché il gruppo è tutto riunito.
Il programma del giorno prevede il volo a Montlambert. Finita la colazione, saldiamo il conto, salutiamo i gestori della gite e ci trasferiamo all’atterraggio di St. Jean de la Porte. Il tempo è buono, cielo sereno e poco vento, speriamo di fare un bel volo.
10:00 Ci ritroviamo con tutte le auto in atterraggio a La Baraterie. Visto che è domenica, lasciamo Giovanna in paese a St. Jean, lei rimarrà qui e farà una visita nella chiesa, dove ci dev’essere qualche celebrazione particolare, almeno a giudicare dalla gente che c’è sul sagrato.
Ci organizziamo con le auto, e saliamo in decollo.
11:45 C’è già qualche pilota locale, la brezza è un po’ intermittente. Attendiamo che qualcuno decolli, poi partiamo anche tutti noi. La giornata non è un granchè, c’è solo un punto, a sinistra del decollo, dove si forma un po’ di ascendenza termica. Appena è il mio turno, mi butto subito lì, e cerco di girare l’ascendenza. Ci riesco per una decina di 360, poi lentamente comincio a scendere. Sfrutto la quota per cercare lungo il costone sotto al decollo eventuali altre zone di ascendenza, ma senza troppa fortuna. Altri prima di me sono già atterrati, e dal basso vedo Marco, Paolo, Roberto e Renato che limano l’impossibile per cercare di salire. Renato e Roberto dopo un po’ riescono a fare top-landing. Intanto io scendo in atterraggio ed atterro regolarmente. Dopo aver ripiegato, riesco a trovare un passaggio e risalgo per recuperare la Jestermobile. Una volta dall’auto, comunico per radio che il recupero è effettuato e che pertanto Renato e Roberto possono scendere in volo.
Mi attardo qualche minuto a scattare qualche foto e poi scendo verso l’atterraggio.
13.45 Nel frattempo sono scesi tutti ed anche Giovanna è arrivata a piedi all’atterraggio.
E’ l’ora della partenza. Stipiamo bene la Jestermobile con tutti i bagagli e le vele, e siamo pronti al rientro. Nella valle di Modane troviamo sempre vento forte, poi il tunnel del Frejus.
In Italia il tempo è più brutto, è nuvoloso e molto più umido.
Sosta obbligatoria all’autogrill di Bardonecchia per il rituale caffè espresso per festeggiare il rientro in Italia, e poi di nuovo in marcia verso Torino. In pianura la meteo è più bella e ci accompagna di nuovo il sole, fino all’Appennino e poi al Mar Ligure. Qui, via radio, ci salutiamo con l’auto di Mauro, ed ognuno procede per la sua destinazione finale. Il traffico è molto scarso, e così alle 17,30 siamo a casa. Ancora qualche manovra per scaricare i bagagli a casa di Renato e poi nel box di Roberto dove smontiamo il bagagliaio supplementare montato sul tetto.
E’ ora anche di disabilitare la sig.na Garmin che abbiamo lasciato accesa anche nel ritorno, per dargli un po’ di importanza…grazie comunque dell’ottimo servizio!!!
“Ringraziamo i sig.ri passeggeri per aver scelto la nostra compagnia, rammentiamo di non dimenticare il bagaglio a mano nelle cappelliere”….ma questo non centra!! Mica siamo in aereo!! Bella vacanza comunque, e bella compagnia!